THE STATE - PRIMA TV

OGNI MERCOLEDÌ ALLE 22.00 - Il serial britannico che - per la prima volta - “entra” letteralmente nel Califfato, nel mondo dei radicalisti islamici e dei futuri foreign fighters.

The State è lo sconvolgente serial britannico che - per la prima volta - “entra” letteralmente nel Califfato, nella mente di chi vive il culto della morte, nel mondo dei radicalisti islamici e dei futuri foreign fighters.

Al centro della storia, le vite di quattro giovani musulmani britannici radicalizzatisi online che, decisi ad unirsi alla Jihād, partono per la Siria divisa tra Califfato e governo di Bashar al-Assad.

Scritta e diretta da Peter Kosminsky (Golden Globe per Wolf Hall e BAFTA per Wolf Hall, Britz, The Government Inspector, Warriors, No Child of Mine), la miniserie in quattro episodi The State è un prodotto non comparabile ad altri serial dedicati a questi temi. Mai prima d’ora, infatti, la quotidianità intrisa d’ideologia di chi sceglie di vivere nello Stato Islamico è stata descritta con tale chiarezza.

«Sebbene (The State, ndr) sia romanzato - ha spiegato Kosminsky - ho fatto ricerche approfondite per anni. E con questa serie cerco di mettere in luce le motivazioni che portano i nostri giovani a scegliere di rinunciare alle proprie vite per andare a vivere in Siria. Uomini e donne nati e cresciuti nella democrazia, liberi, ma che decidono di dedicare la propria esistenze alla causa dell’Isis».

Apprezzata da critica e pubblico, in Inghilterra The State ha dato vita a grandi polemiche sin da prima della messa in onda. L’ex consigliere del governo britannico per l'antiterrorismo Richard Kemp ha messo in guardia l’opinione pubblica sull’ascendente che The State avrebbe potuto avere sui soggetti più sensibili, definendo il telefilm come un «agente di reclutamento» dell’Isis. Un punto di vista poi ripreso da molti tabloid. L’ex ministro conservatore Baroness Warsi è intervenuta nel dibattito con una tesi opposta: «Molti genitori non riescono a capire come i propri figli possano affiliarsi all’Isis... Spesso e con superficialità abbiamo definito queste persone attratte da ideologie violente, promosse in paesi lontani, come pazzi e disadattati. Ma in realtà le cose sono molto più complicate di così».

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