30 marzo 2019

Al via su Canale 5 la fiction "L'amore strappato"

CAST ARTISTICO
 
Sabrina FERILLI Rosa
Enzo DECARO Rocco
Ricky TOGNAZZI Avv. Smiraglia
Elena MINICHIELLO Arianna Piccola
Francesca DI MAGGIO Arianna Grande
Christian MONALDI Ivan 10/12 Anni
Romano REGGIANI Ivan 22 Anni
Marco FALAGUASTA Luigi
Primo REGGIANI Avv. Mariani
Valentina CARNELUTTI Francesca
Michele DE VIRGILIO Alberto
Isabella ALDOVINI Marzia Soldano
Emanuele SALCE Pm Carrera
Daniela TERRERI Suor Chiara
Claudio BIGAGLI Presidente della Corte
Filippo SCARAFIA Matteo
   
 
Domenica 31 marzo, in prima serata su Canale 5, al via la nuova serie “L’amore strappato” con Sabrina Ferilli e Enzo Decaro.
La fiction, coprodotta da RTI e Jeki Production e diretta da Simona e Ricky Tognazzi, vanta nel cast anche Primo Reggiani, Marco Falaguasta, Valentina Carnelutti.
Questa è la storia di un amore sconfinato tra i membri di una famiglia. 
Rocco (Enzo Decaro), Rosa (Sabrina Ferilli), Ivan (Christian Monaldi) e Arianna (Elena Minichiello) sono uniti e felici. Li conosciamo nel 1995 mentre fervono i preparativi per il festeggiamento del compleanno di Ivan e della recita a scuola di Arianna. Ma poco prima del suo ingresso in scena, la bambina – all'insaputa dei genitori - viene inaspettatamente prelevata da un carabiniere e da una psicologa. Subito dopo Rocco viene messo in stato di fermo. È accusato di abusare della sua amatissima figlia che viene quindi strappata all'amore dei genitori e del fratello.
La famiglia riuscirà a ritrovarsi? 
 
 
NOTE DI REGIA
 
[...] Il re Salomone allora comandò: «Portatemi una spada!». Quindi ordinò: 
«Dividete il bambino vivo in due parti e datene metà ad una madre e metà all'altra». 
 Una delle due donne disse al re: «Deh! Signor mio, date a lei il bambino, ma non uccidetelo!»
 L'altra invece disse: «Non sia né mio né suo ma dividetelo!». 
Salomone rispose: «Date alla prima il figlio vivo e non uccidetelo, perché è lei la madre di quel bambino».
“Primo Libro dei Re”
 
“Quando Ricky ed io abbiamo cominciato a leggere il libro di Angela Lucanto “Rapita dalla giustizia”, scritto insieme a Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella, che raccontava la terribile vicenda di cui era stata protagonista, non riuscivamo a capacitarci che i fatti fossero realmente accaduti.
Sembrava scritta da un abile e in qualche modo, perfido sceneggiatore, per colpire non solo il cuore dei lettori ma soprattutto la loro coscienza e l’io narrante dava un pathos alle pagine, ancora più forte…
In primis, dobbiamo ringraziare per averci fatto realizzare quest’opera, il produttore Maurizio Momi, il Direttore di Rete Giancarlo Scheri, Daniele Cesarano Direttore della Fiction Mediaset, Alfonso Cometti Produttore RTI, Michela Palladino e Costantino Margiotta, che ci hanno accompagnati e seguiti nella composizione di questa difficile e delicata storia.
Simona Izzo l’ha sceneggiata insieme a tre valenti sceneggiatori: Vinicio Canton, Giancarlo Germino e Maura Nuccetelli che da tempo lavoravano al progetto di trasposizione del libro. Visto che la vicenda era così delicata, la scelta di Canale 5 e degli autori, è stata quella di ispirarsi molto liberamente, alla storia raccontata nel libro. 
Il filosofo Wittgenstein scrive che tutto ciò che non può essere spiegato deve essere raccontato: abbiamo scelto di mettere in scena questa storia perché è, per certi versi, davvero inspiegabile.
Ci auguriamo che la fruizione dell’opera, possa contribuire a porre un accento, non solo sugli errori giudiziari ma soprattutto sul tema controverso e delicato dell’abuso sui minori.
 
Un ringraziamento speciale va a Sabrina Ferilli, (con la quale avevamo già avuto il privilegio di lavorare nel film “Vite strozzate”) protagonista della serie, nel ruolo di Rosa: una madre coraggio che Sabrina ha interpretato con la forza e la passionalità che, da sempre, la contraddistinguono.
Ma anche ad Enzo Decaro, nel ruolo di Rocco, il marito di Rosa: un padre accusato della calunnia più infamante: avere abusato della figlia, un’adorabile bambina di sette anni che, nella nostra storia, si chiama Arianna.  
 
Abbiamo affrontato questo lavoro con l’emozione di una “prima volta”, c’eravamo già occupati di un errore giudiziario: il caso Tortora. Ma in questo caso, le vittime in campo sono una minore e la sua famiglia e il tema dell’abuso rende la vicenda ancora più straziante di quella di Tortora.
Sabrina ed Enzo, con i quali ci siamo confrontati ogni giorno, nei tre mesi di lavorazione, sono due persone che hanno dentro un grande mondo. Non imparano una parte a memoria, la vivono, mettendo del loro: una battuta, un sentimento, una lacrima e, a volte, anche un sorriso. Ci siamo spesso affidati alla sensibilità di entrambi, i loro cuori si mischiavano, c’era una verità nel modo di esprimere il dolore che non necessitava di correzione: empatici, simbiotici, come una vera coppia di genitori di fronte ad una tragedia più grande di loro.
Sabrina è stata straordinaria sia nella fase più combattiva della storia, quando sostiene l’innocenza di suo marito, difendendolo strenuamente contro tutto e tutti, nonostante questo le impedisca di avvicinarsi alla piccola Arianna: una madre che non ammette l’abuso del marito, nei confronti della figlia, ne diventa immediatamente complice.
Ma anche nelle scene più dure da girare, quando Rosa, arriva ad incatenarsi davanti al Tribunale dei Minori, nel tentativo fallito, di riprendersi la propria figlia.
Commuovente nella fase dove, in qualche modo, sembra cedere al destino e, in un impeto di generosità, pur di non far soffrire Arianna, dice al marito: “Lasciamola con gli altri genitori, se non vuole più vedermi, va bene lo stesso, continuerò ad amarla.”
 
Uno degli snodi più dolorosi di questa storia, è il momento in cui Rocco viene assolto in appello perché il fatto non sussiste, ma Arianna è stata, nel frattempo, adottata, un vero paradosso giuridico e morale.
Per Rocco, Rosa e l’altro figlio Ivan, non c’è speranza: Arianna crescerà in un’altra famiglia.
Ma questo non ferma i coniugi Macaluso nè Ivan (interpretato da bambino da Christian Monaldi e da adulto da Romano Reggiani) che combatteranno questa battaglia legale insieme a un giovane avvocato interpretato da un Primo Reggiani in grandissima forma.
L’aristocratica e severa madre adottiva di Arianna, vede in scena un’intensa Valentina Carnelutti, vicino a lei il sensibile e misurato Michele De Virgilio.
Il fratello di Rosa, è un energico e provvido Marco Falaguasta.
Nei panni del Pubblico Ministero, un efficace e lucido Emanuele Salce.
Isabella Oldovini, interpreta con dolce fermezza, il difficile ruolo di una psicologa per l’infanzia che deciderà il destino di Arianna. 
Veruska Rossi, un’attrice di grande impatto, che ha impresso al ruolo forza e fragilità, è la madre della giovane accusatrice di Rocco, Sara Casanica (già tra i protagonisti di James).
Abbiamo avuto anche delle partecipazioni straordinarie, come quella di Claudio Bigagli, nel breve ma intenso ruolo del Presidente della Corte del processo di Appello.
Di Cicci Rossini, incisiva attrice teatrale e cinematografica nel ruolo della direttrice.
 
E quella di Ricky Tognazzi che con grinta e misura, è l’avvocato Smiraglia, un principe del foro che non riuscirà però, ad evitare la condanna del suo assistito.
La piccola Elena Minichiello, Arianna, è stata una vera rivelazione, l’abbiamo coccolata e amata come una nipotina, secondo noi, è assolutamente destinata a proseguire questo percorso. 
 
Last but not least, i giovani attori: Francesca di Maggio (che abbiamo già avuto tra le interpreti de “La vita Promessa”) dà il volto ad “Arianna grande” e i suoi fratelli adottivi, Alice Venditti Caon che dopo qualche esperienza teatrale, debutta sul piccolo schermo e Haroun Milesi Fall ballerino e attore allievo del Centro Sperimentale (che tra l’altro ha vissuto l’esperienza dell’adozione).
Un grazie davvero sentito va ai nostri collaboratori: Stefano Ricciotti che ha curato la fotografia, Alfonsina Lettieri da sempre con noi per i costumi, lo scenografo Nino Formica, il maestro Vivaldi con Alessandro Santini, Lorenzo Peluso che da anni collabora con noi e Tani Canevari che ci ha seguiti in alcune sequenze che Simona ha girato separatamente e alla produzione tutta, nella figura di Salvatore Morello, sempre attenta e collaborativa.
 
Oggi, Angela Lucanto, la protagonista reale di questa storia tormentata, è una donna felice, ha appena avuto un bambino e la coincidenza di questo figlio che è nato, Stefano, e questa storia che, seppur romanzata, viene alla luce, dopo tanti anni, ci sembra una bellissima coincidenza.
 
Il nostro, è un sodalizio più che trentennale ma stavolta, il direttore Daniele Cesarano, ci ha fatto il regalo di firmare congiuntamente la regia, quasi a sancire il nostro “matrimonio professionale”. 
Esistono due verità, ci diciamo ogni volta che cominciamo a girare un film: la verità di Simona e quella di Ricky e poi una terza, che è la fusione del dei nostri pensieri. Noi ci siamo molto emozionati sia quando giravamo sia quando montavamo il film e adesso, l’emozione sarà ancora più forte, perché condivisa insieme a voi”.
 
Simona e Ricky Tognazzi
NOTE DI SCENEGGIATURA
 
“L'amore strappato racconta la lunga e travagliata storia di una madre e della sua famiglia, che per oltre un decennio hanno combattuto una strenua lotta contro tutti e contro tutto per riabbracciare la figlia che gli era stata sottratta da una sentenza ingiusta.
Questa incredibile storia di coraggio e amore è ancora più straordinaria perché ispirata a fatti realmente accaduti.
Una sequenza kafkiana di eventi e un gigantesco errore della Giustizia proiettano la protagonista de “L'amore Strappato” in un incubo che lacererebbe qualsiasi famiglia e stroncherebbe la forza di volontà di chiunque.
La nostra protagonista, invece, non si arrende.
Prima decidendo di difendere il marito da accuse infamanti e false, scegliendo di lanciarsi in una ricerca che tutti ritengono senza speranza, sulle tracce della figlia che le è stata strappata.
Guidata da un amore incondizionato per quella famiglia, che la sua ossessione rischia anche di mettere in crisi, la protagonista de “L'amore strappato” non abbandona le speranze nemmeno di fronte ai continui fallimenti. 
 
“L'amore strappato” è una storia a lieto fine, come la vicenda reale, che coinvolge e spiazza, commuove ed entusiasma.
Come la vita di chi non si arrende di fronte alle ingiustizie pur di far vincere la Verità.
 
Il lavoro di scrittura parte da un libro scritto dalla ragazzina al centro della storia che noi raccontiamo. Passare da quel punto di vista, parziale e molto personale, a uno più largo e oggettivo, capace di seguire la storia dell’intero nucleo familiare e della vicenda giudiziaria è stato il lavoro più lungo su cui il soggetto di serie e poi i vari soggetti di puntata sono andati a costruirsi.
La storia che prevedeva un arco temporale lungo molti anni, è stata sintetizzata in un racconto spezzato in due momenti essenziali della vita della famiglia colpita dalla tragedia della sottrazione di un figlio. Più in generale, i nostri intenti sono stati rivolti a stendere la progressione temporale degli eventi realmente accaduti in un percorso drammaturgico capace di intrattenere il pubblico generalista. 
In molti punti è stato necessario, infatti, inventare eventi mai realmente accaduti per rendere chiaro e più fruibile un errore così clamoroso da apparire, in maniera semplicistica, solo un accanimento incredibile e ingiustificato.
 
Abbiamo invece voluto lavorare cercando le motivazioni e le ragioni di tutte le persone coinvolte in questa storia per renderla vera senza cavalcare facili dicotomie bene/male, torto/ragione. Il che non ha significato evitare, poi, di prendere una posizione sulla vicenda. Ci ha anzi condotto a prenderne, e quindi raccontare, una più consapevole e sfaccettata.
Oltre alle questioni di adattamento rispetto al romanzo e poi alla storia vera, la sfida più interessante di questa storia è stata quella di trovare una modalità per raccontare al grande pubblico un tema difficile e delicato come quello degli abusi sui minori.
Coniugare tale tema all’interno di un racconto nazionale per la prima serata di una rete ammiraglia è stato un percorso pieno di piccole insidie ma interessante per un autore perché capace di spingere verso terreni tematici meno frequentati nel panorama della serialità televisiva italiana.
Speriamo che il pubblico si commuova ed emozioni, come noi mentre scrivevamo, davanti a questa storia che si interroga, da punti di vista inediti e differenti tra loro, su una domanda sempre attuale, allora come oggi: cosa sono e quanto sono forti i legami familiari?”
 
Vinicio Canton
Giancarlo Germino
Maura Nuccetelli 
NOTE AUTORI DEL LIBRO
 
La fiction “L’amore strappato” si ispira a una storia vera, una vicenda avvenuta a Milano e raccontata dalla sua protagonista, Angela L., ai giornalisti Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella nel libro “Rapita dalla giustizia” (Rizzoli).
La storia comincia il 24 novembre 1995: quando, per colpa di una falsa accusa di pedofilia lanciata contro suo padre, a soli sei anni Angela, viene prelevata da scuola da un’assistente sociale e da due carabinieri, e rinchiusa in una casa-famiglia milanese. 
Da momento del suo “rapimento” a scuola, per oltre 11 anni Angela non vedrà più i suoi genitori e subirà un’ingiustizia senza fine. Non servirà a nulla che il processo contro suo padre si chiuda con un’assoluzione piena, sia in Corte d’appello sia in Cassazione; né servirà che sua madre non venga mai nemmeno sfiorata dal sospetto. Insensibile e paradossale, la giustizia minorile proseguirà per un suo corso del tutto illogico e difforme, e sprofonderà la bambina in uno sconvolgente dedalo di sofferenze, degno di una moderna versione di Oliver Twist.
Angela trascorrerà per l’esattezza 4.162 giorni in due diversi centri di assistenza per minori e poi con la famiglia che decide di adottarla.
Caterina Guarneri è caporedattore centrale del settimanale Chi. Maurizio Tortorella è stato inviato speciale e vicedirettore del settimanale Panorama, che negli anni Novanta aveva condotto un’insistente, sfortunata campagna per restituire Angela alla sua famiglia.
 
NOTE DI PRODUZIONE
 
“Rapita dalla giustizia” è il titolo del libro scritto dai giornalisti Maurizio Tortorella e Caterina Guarneri, insieme ad Angela Lucanto, che ho letto in un solo pomeriggio. Pagina dopo pagina ho visto davanti a me scorrere le immagini della storia. È nato così “L’Amore strappato”. 
Il racconto di un’onesta famiglia italiana messa a dura prova da una falla del sistema legislativo e giudiziario, da una conseguente e ingiustificata “caccia al mostro”. Raccontiamo la vicenda di un padre affettuoso, di un marito premuroso e di un uomo rispettato che all’improvviso si ritrova in carcere a dover dimostrare di essere estraneo ad un reato infamante. Raccontiamo la storia di una mamma che continuerà a combattere con tenacia. La storia di una bambina strappata agli affetti familiari. È la storia d’amore fra una figlia e i suoi genitori. La fiction è liberamente ispirata alla vita di Angela Lucanto. Ho avuto l’opportunità di conoscerla e sono stato colpito dal suo equilibrio e dalla sua incredibile fiducia nel prossimo. 
 
I temi trattati richiedevano una grande attenzione e per questo sono molto grato ai registi, Ricky Tognazzi e Simona Izzo, per aver saputo accompagnare questa storia non solo con esperienza e con maestria, ma con la grandissima sensibilità propria di due talentuosi registi. 
È la prima volta che ho avuto occasione di lavorare con un’attrice straordinaria come Sabrina Ferilli. È stata una grande scoperta, non del suo talento che avevo già avuto opportunità di apprezzare, quanto della sua forza coinvolgente nell’interpretare il ruolo di Rosa, la mamma della nostra storia.  Con Enzo Decaro avevo già lavorato. Il risultato sono state fiction che il pubblico ha voluto premiare con la sua preferenza. Credo sia un attore eccezionale. 
 
Il cast è stato composto con grande attenzione: Valentina Carnelutti, Primo Reggiani, Marco Falaguasta, Emanuele Salce, Isabella Aldovini e Claudio Bigagli. Cast che non ha bisogno di presentazioni. Sono stati bravi anche giovanissimi attori come Elena Minichiello, Francesca Di Maggio, Romano Reggiani e Christian Monaldi. Il mio sentito ringraziamento va a tutta RTI: al Presidente Piersilvio Berlusconi, al Direttore Generale per i Contenuti Alessandro Salem, al Direttore di Canale 5 Giancarlo Scheri, al Direttore della Fiction Daniele Cesarano, al Direttore Business Affair Contenuti e Product Placement Giovanni Altieri, al Produttore RTI Alfonso Cometti, al Delegato di Produzione RTI Loredana Ricci e agli Editor, Michela Palladino e Costantino Margiotta.
 
Ringrazio di cuore il produttore esecutivo, Salvatore Morello. È la sua esperienza che ci ha guidati nel coinvolgere quelle maestranze, fra le migliori professionalità, come il Direttore della Fotografia, Stefano Ricciotti e le sue squadre, che hanno svolto un lavoro eccezionale e di altissima qualità. Lo scenografo, Nino Formica è riuscito a trovare e a predisporre delle location bellissime nell’ottica di contribuire all’equilibrio, alla godibilità e alla piacevolezza della storia. La costumista, Alfonsina Lettieri ha lavorato in tempi da record mondiale, oltre che meravigliosamente. La mia riconoscenza va anche a tutti i reparti tecnici e a tutte quelle persone che sul set sono dette “invisibili” ma che per me sono state visibilissime e fondamentali. La preparazione produttiva di questo progetto è durata nove settimane e le riprese si sono svolte in tredici settimane, tra Roma e in moltissimi luoghi nel Lazio: Frascati, Velletri, Albano e Tivoli. Meravigliosi territori di cui ringrazio i Comuni. 
Di questo prodotto conserverò due ricordi. Il primo, capace di strapparmi un sorriso, sono le tantissime scale che Sabrina Ferilli e gli attori hanno dovuto salire e scendere durante le riprese. Il secondo è proprio Angela Lucanto, da poco diventata mamma. 
 
Maurizio Momi
Jeki Production

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