30 novembre 2019

Su Canale 5 la nuova serie "Il Processo"

Venerdì 29 novembre, in prima serata su Canale 5, al via la nuova serie “Il Processo”, che vede protagonisti Vittoria Puccini e Francesco Scianna.

La serie tv, prodotta da Lucky Red con il sostegno del Comune di Mantova, è un legal thriller in 8 episodi per 4 prime serate creato da Alessandro Fabbri, in collaborazione con Laura Colella ed Enrico Audenino. 
Diretta da Stefano Lodovichi, vanta nel cast anche Camilla Filippi, Simone Colombari, Maurizio Lastrico, Euridice Axen, con la partecipazione straordinaria di Tommaso Ragno e Roberto Herlitzka.

Ambientato nella città di Mantova, “Il Processo” racconta di un coro di personaggi che gravitano intorno a un unico, drammatico evento: l’omicidio brutale di Angelica, una diciassettenne coinvolta in affari più grandi di lei.
La PM Elena Guerra (Vittoria Puccini), che scopre di essere indissolubilmente legata alla vittima; Ruggero Barone (Francesco Scianna), avvocato rampante per il quale il processo rappresenta l’occasione della vita; Linda Monaco (Camilla Filippi), unica gelida imputata che si proclama innocente… Tutti camminano in bilico, perennemente sul filo di un rasoio: quello di un processo il cui esito deciderà il nuovo corso della vita di ciascuno.

Mantova. Sul greto del fiume viene ritrovato il corpo di una ragazza: Angelica Petroni (Margherita Caviezel). L’indagine viene affidata a Elena Guerra (Vittoria Puccini), intenzionata però a prendersi un anno sabbatico per salvare il matrimonio con Giovanni (Maurizio Lastrico).
I piani di Elena precipitano quando scopre di avere un forte legame con la giovane vittima.
Il primo sospettato dell’atroce delitto è Claudio Cavalleri (Michele Morrone), marito di Linda (Camilla Filippi), figlia di Gabriele Monaco (Tommaso Ragno), uno degli uomini più potenti della città. Sospettato di aver avuto una relazione con la vittima, Claudio chiama a difenderlo il suo amico Ruggero Barone (Francesco Scianna), avvocato ambizioso e apparentemente senza scrupoli.
Successivamente i sospetti di Elena si concentrano su Linda, che viene fermata dagli inquirenti mentre sta per prendere un aereo per il Brasile. Toccherà ancora a Ruggero assistere Linda durante l’interrogatorio con la PM, alla fine del quale la donna verrà arrestata.

Elena se lo sente: è lei che ha ucciso Angelica e farà di tutto per dimostrarlo, anche contro il parere di suo padre, il famoso magistrato antimafia Giancarlo Guerra (Roberto Herlitzka).
Tra Ruggero ed Elena comincia una guerra spietata. Una sfida a colpi di testimonianze, prove, passi falsi e indagini senza sosta. Ogni volta che uno dei due sembra prevalere, la situazione si ribalta. Fino a quando Ruggero arriva a scoprire un segreto di Elena e a usarlo contro di lei.
Sulla donna si apre così un’indagine che ne potrebbe compromettere la carriera. Elena è in frantumi sotto ogni punto di vista, anche su quello personale. La PM comincia a dubitare di tutti, persino di se stessa: è davvero sicura che Linda sia colpevole? O la sua è solo un’ossessione?
Anche per Ruggero le cose non sono tanto semplici. Ormai sempre più invischiato con la sua assistita, vorrebbe convincerla a rivelare al processo elementi che svierebbero i sospetti su Gabriele Monaco, ma Linda si rifiuta di coinvolgere suo padre.
Nonostante sia fuori dal processo, Elena continua la sua indagine, sostenuta dal fido assistente Andreoli (Simone Colombari), fino a quando, inaspettatamente, scoprirà con Ruggero Barone le verità sull’omicidio e forse proprio insieme riusciranno a dare ad Angelica la giustizia che merita.
 
NOTE DI PRODUZIONE

Creata da Alessandro Fabbri (1992, 1993, 1994, In Treatment) in collaborazione con Enrico Audenino e Laura Colella, prodotta da Lucky Red in coproduzione con RTI per Canale 5 e diretta da Stefano Lodovichi, “Il Processo” è una serie che per scrittura e linguaggio narrativo si ispira a grandi serie come American Crime Story e The Killing.

Per la prima volta in Italia si entra in un’aula di tribunale per l’intera durata di un processo, nello specifico quello che ruota attorno all’omicidio di Angelica Petroni (Margherita Caviezel - per la prima volta sullo schermo), una ragazza di diciassette anni che viene ritrovata morta in un canale della provincia di Mantova.

La serie è ambientata nel cuore della pianura padana, in uno dei centri più ricchi di storia e cultura della Lombardia. Circondata dal fiume Mincio, che si allarga fino a formare tre laghi che coronano il centro abitato, Mantova è una città che vive in armonia con la natura. L’acqua non l’affianca soltanto, ma la nutre, attraverso i canali che l’attraversano e l’avvolgono, nascondendola al mondo.

Passeggiando per la città non si può non venire travolti dalla bellezza che caratterizza da secoli le vie del centro storico. La sua storia, il suo essere centro culturale e snodo politico e del potere durante il Rinascimento, la rendono un piccolo gigante (parte della serie è ambientata a Palazzo Te, noto in particolare per la Sala dei Giganti, una stanza coperta interamente dall’affresco La Caduta dei Giganti), colonna portante dell’Umanesimo che contraddistingue la nostra storia e l’ha resa il set perfetto dove ambientare questa serie.

“Il Processo” è la prima serie legal\thriller antologica della televisione italiana. Un progetto in otto episodi con una storia che si conclude alla fine di questa prima stagione. Una scommessa non soltanto di genere ma anche di format: uno schema narrativo che potrà avere vita in altri luoghi o tempi, con o senza questi personaggi, in future stagioni.
 
NOTE DI REGIA

Dopo essermi confrontato con la Palermo degli anni ’90 ne Il Cacciatore, attraverso lo sguardo di un PM in lotta contro la mafia, ho trovato stimolante tornare al nord (i miei primi due film, Aquadro e In Fondo al Bosco, sono entrambi ambientati sulle Alpi) e ai giorni nostri per affrontare questa nuova sfida.

Lavorare con il gruppo di scrittura è stato stimolante fin da subito. Con gli autori volevamo raccontare un caso di cronaca e la scoperta di dinamiche relazionali-famigliari del nord alto-borghese, attraverso un processo che ricostruisce, udienza dopo udienza (come fosse un puzzle), la verità dietro all’omicidio di una giovane ragazza a opera, secondo l’accusa, di Linda Monaco (Camilla Filippi), figlia dell’uomo più potente della città, Gabriele Monaco (Tommaso Ragno).

Per raccontare l’indagine abbiamo scelto di seguire due punti di vista precisi utilizzando una regola tanto divertente quanto estrema, quella del punto di vista assoluto. 
Partendo infatti dal presupposto che sia impossibile sapere la verità su un evento come questo, abbiamo scelto di far vivere al pubblico un’esperienza il più totalizzante possibile: è così che capiamo fin da subito che “Il Processo” è la storia di chi quel processo lo farà veramente.

Elena Guerra (Vittoria Puccini) e Ruggero Barone (Francesco Scianna), la PM (accusa) e l’avvocato difensore, sono i due punti di vista assoluti di questa storia.
La speranza è che questa estremizzazione del punto di vista leghi in modo intimo pubblico e protagonisti nella risoluzione del mistero, che vede Linda - e tutto il suo vortice di costante ambiguità - al centro dell’indagine sull’assassinio di Angelica. Un duplice binario che corre sempre più velocemente verso la scoperta di una verità che verrà svelata soltanto negli ultimi minuti dell’ultimo episodio.

Il Processo e la sua grammatica… entriamoci un pochino di più

La ricerca della verità 
Il grande tema di questa storia è la ricerca della verità e come sia possibile raggiungerla. Il percorso narrativo di tutto il progetto è costruito esclusivamente su due punti di vista, quello di Elena e di Ruggero, che rappresentano il cuore della serie. Angelica è stata uccisa. Questo è l’unico dato di fatto. L’unica verità che non può essere messa in dubbio e intorno alla quale si dovrà scavare fino all’ultimo minuto della stagione.

Le Proiezioni Immaginifiche
Due visioni, quella di Elena e quella di Ruggero, e un vertice misterioso: una donna che è accusata di aver ucciso una ragazza. Un percorso tematico a senso unico che approfondisce il concetto di soggettività: il pubblico viene preso per mano e guidato in prima persona dal processo alle proiezioni immaginifiche dei due protagonisti: momenti surreali in cui i due si troveranno spettatori invisibili, fantasmatiche presenze, nella tragica notte della festa a Palazzo Te, la notte in cui Angelica sembra essere morta.

I due punti di vista assoluti
Come farlo? Il progetto è stato pensato e scritto già secondo questo approccio bipartito in cui non sono mai presenti eventi esterni alla vita di Elena e Ruggero. Ogni evento è vissuto da loro due… ogni evento, tranne uno: l’omicidio di Angelica.

La visione divina e il cambio di formato
La storia inizia dalla tragica e unica verità, osservata dall’alto – oggettività per antonomasia, un’oggettività divina - che vede Angelica priva di vita in un canale dove verrà trovata poche scene dopo.
Fuori campo sentiamo la voce di Elena che anticipa il tema della serie.
In questa prima scena c’è tutto il cuore della serie e, in qualche modo, rappresenta una dichiarazione importante della specificità del progetto. I più attenti noteranno che tra la prima e la seconda scena avviene un cambiamento sostanziale: il mondo del processo si apre su un’inquadratura in 16:9 (classico mascherino cinema\tv) ma, lentamente, le bande del frame si stringono, “chiudendo” il mondo della nostra storia e portandolo - delicatamente, senza che sia evidente - a diventare un 2,35:1 (formato tipico del cinema più epico, nato con il western). Questo passaggio da una visione più ampia (il 16:9 ha un’altezza maggiore) a una più stretta è un messaggio - in qualche modo indiretto, ambiguo e poco visibile - che ci anticipa che, grazie anche alle parole fuori campo di Elena, una visione ampia, onesta, vera, oggettiva della realtà andrà persa fin da subito. Perché l’unica verità che esiste è che “Angelica Petroni è morta. Punto”. La verità, quindi, non appartiene né a Elena né a Ruggero. Il nostro cammino, fin da subito, non potrà essere mai realmente nitido e oggettivo ma parziale, umano, vicino ai nostri protagonisti.

L’assenza di profondità di campo
Altro elemento di originalità della grammatica de “Il Processo”, coerentemente con questa scelta, è la limitazione dell’uso di ottiche larghe per ridurre la profondità di campo e insistere quindi sul concetto che in questa storia sia veramente difficile avere ogni livello della realtà a fuoco, a ribadire che l’oggettività non può esistere, che la verità non ci appartiene… o forse non appartiene ai nostri due “indagatori”? Questa regola viene estremizzata durante le proiezioni immaginifiche, scegliendo di girare con lenti anamorfiche (a differenza del presente attuale della serie), perché questo tipo di lenti riduce enormemente la profondità di campo.

Stefano Lodovichi
 
COLONNA SONORA

La sigla

Ho pensato a Bury a friend di Billie Eilish per la sigla de “Il Processo” perché volevo una canzone che parlasse al nostro pubblico senza limiti di età e confini. Bury a friend è un pezzo attuale, pop, misterioso, inquietante e sensuale, caratteristiche della serie e di tutta la colonna sonora originale.
                                                                                                                  
Stefano Lodovichi

Il compositore

La scrittura della musica per una serie tv mi appassiona molto, è un lavoro per cui è necessario entrare in contatto con la storia creata dagli sceneggiatori e con il concept che il regista ha in mente, ancor prima che con le immagini. Nel caso de “Il Processo”, il 75% della colonna sonora è stata scritta prima ancora dell’inizio delle riprese, cosa che ha permesso a Stefano Lodovichi di usare la musica sul set per accompagnare i vari ciak.
La prima linea narrativa che musicalmente ha affascinato me e il regista, è stata quella relativa a uno dei grandi classici del comportamento patologico umano: la profonda e squilibrata convinzione nel pensare di essere altro da sé. Abbiamo pensato dunque che uno dei principali ruoli della musica fosse quello di rappresentare il fondo della città, l’insieme di nefandezze che i personaggi della nostra storia hanno nascosto, come la polvere sotto il tappeto, per convincersi di possedere una limpidezza e un’onestà, in realtà inesistenti. Abbiamo pensato che la musica dovesse sgorgare dal profondo delle persone poste sotto la pressione degli interrogatori processuali, come accade alle acque scure che risalgono dai tombini spinte da una pioggia incessante. Suoni scuri e profondi che cercano di colpire in maniera immateriale e di rappresentare l’ira di chi vede la propria maschera cadere.
Dall’altro lato c’era la ricerca della verità, che abbiamo pensato tragica e struggente, non priva di contraddizioni, da esprimere con suoni più chiari, che fluttuano sopra lo scuro, volano come gli uccelli predatori che attendono il momento giusto per sferrare il colpo.

Giorgio Giampà

L’autrice delle canzoni originali

Il primo punto di contatto con il lavoro è stato l’ascolto della colonna sonora di Giorgio Giampà. Mi sono sentita subito molto affine alle sonorità e ai timbri che erano stati scelti. Il concept che lui e Stefano avevano costruito mi ha permesso di addentrarmi meglio nel loro immaginario e vedere i primi montaggi delle puntate mi è stato di ulteriore aiuto.
Volevo creare delle tessiture molto dense, cercando di evocare atmosfere distanti, suoni che arrivassero da un ricordo, come se emergessero da un mondo sommerso.
Mi sento molto vicina alle sonorità del mondo elettronico, soprattutto quello nord-europeo 
Ho fatto un ampio uso della mia voce sia come strumento principale che secondario, dandole ruoli diversi: manipolandola attraverso l’uso di distorsori, pitch shifter, utilizzando samples e loops vocali e armonizzazioni per creare pattern ritmici e pads. Un aspetto che mi ha affascinato in particolare era il contrasto molto forte che emergeva dalla narrazione: due donne diverse tra loro e molto profonde, ciascuna con molti segreti e pronte a tutto per fare in modo che rimanessero tali. A partire da questa dicotomia tra due femminilità così diverse, ma in qualche modo vicine, ho cercato di mantenere sia colori più dark, enigmatici, che timbri più eterei, intimi e dolci.
                       
Ginevra

 
IL REGISTA E GLI AUTORI 

Stefano Lodovichi (Grosseto, 1983) si è laureato in “Critica e metodologie del linguaggio cinematografico” all'Università di Siena con il professor Marco Dinoi e ha iniziato a muovere i primi passi nel cinema nella propria città natale collaborando con registi come Carlo Virzì e Francesco Falaschi. Nel 2007 scrive e dirige il suo primo cortometraggio, No End, con il contributo dell'ateneo senese e presentato al Visionaria International Film Festival, mentre due anni dopo realizza il corto Dueditre. Nel 2011 è assistente alla regia di Rolando Colla per il film Giochi d'estate e inoltre dirige il segmento Figli di Dionel nel documentario collettivo Il pranzo di Natale, presentato fuori concorso al Festival internazionale del film di Roma. Nel 2012 dirige il film-documentario Pascoli a Barga, con Giuseppe Battiston nel ruolo del poeta.
Nel 2013 esce il suo primo lungometraggio da regista, Aquadro, scritto con Davide Orsini, prodotto da Mood Film e Rai Cinema. Nel 2015 esce nelle sale il suo secondo film, In fondo al bosco, thriller-noir ambientato in Val di Fassa con protagonisti Filippo Nigro e Camilla Filippi, prodotto da Sky Cinema.
Nel 2017 dirige i primi sei episodi della serie tv Il cacciatore, ispirata all'autobiografia “Cacciatore di mafiosi” del procuratore antimafia Alfonso Sabella. La serie in dodici episodi, interpretata da Francesco Montanari, è trasmessa su Rai 2 dal 14 marzo 2018. Francesco Montanari con il ruolo di Saverio Barone vince il premio per la miglior interpretazione a Canneseries.
Nel 2019 dirige la serie “Il processo” con Vittoria Puccini, Francesco Scianna, Camilla Filippi, prima serie tv prodotta da Lucky Red per Mediaset, in onda su Canale 5.


Alessandro Fabbri (Ravenna, 1978) vive a Roma. È sceneggiatore e romanziere. 
Per la TV ha scritto episodi di diverse serie e firmato l’adattamento italiano di tre stagioni di In Treatment. Ha scritto come headwriter con Luca Rossi la serie Catturandi. È creatore, con incarico aggiuntivo di produzione creativa, della serie 1992, 1993, 1994, distribuita in oltre 100 Paesi, per cui ha vinto con Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo il Premio Scardamaglia per la miglior sceneggiatura televisiva. Ha creato, in collaborazione con Laura Colella e Enrico Audedino, la serie legal “Il Processo”.
Per il cinema, ha firmato i film Hollywood Flies (tratto dal suo primo romanzo), La Doppia Ora, diretto da Giuseppe Capotondi (in concorso alla 66° Mostra del cinema di Venezia) e Il Ragazzo Invisibile 1 e 2, diretti da Gabriele Salvatores.     
Nel 2015 ha vinto con Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo il Nastro d’Argento per il miglior soggetto per Il Ragazzo Invisibile.
Vincitore del Premio Campiello Giovani 1996, ha pubblicato i romanzi “Mosche a Hollywood” (Minimum Fax, 2000), “Quell’Estate di Sangue e di Luna” con Eraldo Baldini (Einaudi Stile Libero, 2008), “Il Re dell’Ultima Spiaggia” (Bompiani, 2010) e i romanzi della serie “Il Ragazzo Invisibile” (Salani, 2014-2018).

Enrico Audenino (Torino, 1981) è sceneggiatore per il cinema e la televisione. Comincia a lavorare a Torino, dove scrive i primi cortometraggi e inizia la sua formazione con i seminari della scuola Holden, in particolare con Guillermo Arriaga, Werner Herzog e Daniele Gaglianone.
Dopo la laurea in Lettere Classiche, frequenta il Master in “Scrittura e produzione per il cinema e la televisione” dell’Università Cattolica di Milano.
Nel 2009 scrive insieme a Francesco Calabrese il suo primo lungometraggio Maicol Jecson, che vince la menzione speciale al Premio Mattador e viene poi girato nel 2012 per la produzione di 9.99Films e RaiCinema.
Dal 2015 vive e lavora a Roma.
Per la televisione ha scritto serie come “Il Processo”, Gomorra, Don Matteo, Petra, Summertime.
Per il cinema ha scritto film come Ride, diretto da Valerio Mastandrea, e Padre Nostro, diretto da Claudio Noce.

Laura Colella (Avellino, 1989) si è diplomata in sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia nel 2015 dopo il triennio presso la facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università “La Sapienza”.
Ha curato un blog (BlogJob), collaborato con riviste di settore cinematografico (come quella del Kino) e curato una rubrica su 1992 – la serie per “Il Rottamatore” di Claudio Velardi.
Ha creato con la collega Sara Cavosi la webseries Hostess diretta da Franco Bernini, attualmente in sviluppo come serie tv. Ha collaborato con Alessandro Fabbri a diversi concept seriali e alla creazione della serie “Il Processo” (Lucky Red), per cui co-firmato i soggetti di puntata e firmato due episodi. È coautrice, insieme a Pietro Calderoni e Ivan Russo, di una docufiction su Giorgio Ambrosoli per Rai 1 prodotta da Standbyme che andrà in onda nell’autunno 2019. Sta sviluppando un concept seriale per Lucky Red-Mediaset insieme a Pierpaolo Piciarelli.

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