19 gennaio 2016

"Mr. Robot", le recensioni italiane

"La serie cyberpunk 'Mr.Robot' vince ai Golden Globes e segna la rincorsa di Hollywood verso un nuovo pubblico Dopo tante chiacchiere sui Golden Globes 2016, che sono poi gli Oscar attribuiti dalla stampa internazionale di stanza a Hollywood, chissà quanti spettatori italiani avranno notato, a proposito delle serie tv, di non aver mai visto, e a volte nemmeno quasi sentito nominare, la gran parte dei prodotti che i giornalisti specializzati di tutto il mondo hanno ritenuto i migliori. Più volte abbiamo citato il caso esemplare di 'Mad Men', in pratica rimasto senza rete in Italia, con una stagione finale ancora inedita, che è valsa appunto il Globe a Joe Hamm. La grande "sorpresa" di questa edizione dei Globe, 'Mr.Robot', è annunciata per marzo su Premium Stories, sul canale pay che fu Mya di Mediaset, al numero 316 del telecomando digitale... Ma quello che colpisce ancor di più, a proposito degli appuntamenti canonici dei premi hollywoodiani, è la capacità di queste pur stanche e ripetitive liturgie, di mostrare invece la dinamicità straordinaria che il mondo della produzione cinematografica e seriale americani riescono comunque a mantenere. [...] 'Mr.Robot' è un prodotto d'attualità, una serie che racconta di come un giovane ingegnere informatico un po' disturbato si avvicina, con il canonico cappuccio della felpa ben calato in testa, al mondo degli hacker anarchici e anticapitalisti, che vogliono sabotare una grande multinazionale. Lo spirito della cultura cyberpunk, insomma, qui appare al rovescio di come, nel maldestro tentativo di rilanciare '24', la Fox aveva dipinto a tinte fosche l'ambiente di una certa Londra sotterranea degli Anonymous e dei soci di Assange. Alla fine 'Mr.Robot' ci parla direttamente del presente, e in modo critico. Certo, questo telefilm nasce anche perché il canale a pagamento Usa Network, costola tra le tante del gruppo Nbc, voleva intercettare persino le parti più inquiete di un pubblico che resta ormai sempre "hooded" (incappucciato) anche davanti alla tv, che ha solidamente e generazionalmente girato le spalle al mondo dei media tradizionali. Ma colpisce tanto anche il fatto che 'Mr.Robot' sia una serie firmata e diretta da un americano di origine egiziana, Sam Esmail, che ha orgogliosamente voluto salutare dal palco del Globe pure i suoi parenti d'Egitto. Esmail non ha nemmeno quarant'anni e si era fatto notare appena con un primo film di tono davvero particolare, 'Comet', una storia d'amore tra commedia e dramma, interpretata da sua moglie Emmy Rossum e da Justin Long, che si svolge in una sorta di universo parallelo...". (Paolo Martini, "Sette", inserto del "Corriere della Sera")

"Uno sceneggiatore poco conosciuto, un attore non ancora esploso. Quello che poteva sembrare un oggetto misterioso e un azzardo economico, si è rivelata la miglior serie dell'anno. Prima la consacrazione di Entertainment Weekly , poi quella ai Golden Globe dove Mr. Robot ha vinto il premio come miglior serie drammatica. Atmosfere da cyber-thriller, il tema sempre affascinante dell'impatto che la tecnologia ha sulle nostre vite e di un controllo invasivo a cui ci stiamo sempre più anestetizzando, un gruppo che secondo i canoni dominanti verrebbe definito visionario mosso dall'idea di sovvertire le logiche del capitale con una insurrezione per via informatica, il sogno è ridistribuire la ricchezza e ridurre il divario tra ricchi e poveri. Nei panni del protagonista Elliot Alderson (il semi-sconosciuto Rami Malek, 34 anni) ingegnere che lavora come esperto di sicurezza informatica. Sociofobico (non gli piace essere toccato), depresso e dipendente dalla morfina, la mente di Elliot è pesantemente influenzata dai deliri paranoici e dalle allucinazioni che gli causano grossi problemi nel relazionarsi con le persone e lo fanno vivere in un costante stato di ansia. Ingegnere di giorno ma hacker giustiziere di notte, sempre in felpa e cappuccio, perché nella vita privata Elliot tratta le persone come computer da hackerare per scoprirne i segreti più bassi e spesso muovendosi come una sorta di vendicatore informatico, pronto a smascherare pedofili piuttosto che fidanzati che tradiscono amiche e colleghe. «Spero sempre di sbagliarmi quando hackero qualcuno, ma la gente trova sempre il modo di deludermi», commenta mentre controlla il suo personale cimitero digitale dove archivia tutte le sue prove. Un giorno Elliot viene avvicinato da Mr. Robot (Christian Slater, premiato come miglior attore non protagonista ai Globe), un enigmatico anarchico-insurrezionalista, che intende introdurlo in un gruppo di «hacktivisti», che usano i computer e le reti come strumenti di cambiamento. Il loro manifesto è liberare l'umanità dai debiti con le banche. La mente è lo sceneggiatore 38enne Sam Esmail, creatore della serie che arriva dal 3 marzo su Premium Stories (il canale pay di Mediaset): «Ero un nerd, stavo sul mio computer per tutto il tempo, ero un fan di Steve Jobs, ero ossessionato da lui. All'inzio sembrava contro Microsoft, poi un giorno l'ho visto insieme a Bill Gates e hanno unito le forze. Ricordo di essere rimasto tanto scoraggiato e disilluso. Penso che ci siano un sacco di continue delusioni quando si tratta dei nostri eroi, purtroppo». In Mr. Robot spesso il protagonista parla con un suo amico immaginario che, in fondo, non è che il pubblico che guarda. È in uno di questi dialoghi con se stesso che se la prende con Steve Jobs: «Tutti pensano fosse un grande uomo ma ha fatto i miliardi sfruttando i bambini. Tutto il mondo non è che un grande imbroglio». E compaiono le immagini del dopato Lance Armstrong, del molestatore Bill Cosby, del violento Mel Gibson, mentre quando si vedono Zuckerberg e il logo di Facebook l'accusa è per i social media che «agiscono come surrogato dell'intimità».Se i rimandi evidenti sono a fenomeni come Occupy Wall Street e Anonymous, lo spunto gli è arrivato dalle agitazioni e proteste che cinque anni fa hanno scosso il Nord Africa: «Sono egiziano e sono andato in Egitto subito dopo la Primavera Araba. Quella è sicuramente stata una delle ispirazioni per la serie, perché l'intera Primavera Araba aveva a che fare con questa gioventù arrabbiata che era stufa del mondo e della società che gli stava intorno. La leva che avevano in mano sul controllo a cui la vecchia generazione li costringeva era proprio la tecnologia, e l'hanno usata. Hanno incanalato quella rabbia in qualcosa di veramente positivo e produttivo e questo ha davvero fatto la differenza»". (Renato Franco, "Corriere della Sera")

"Ogni episodio è un crescendo continuo, intenso e coinvolgente. Funzionano gli attori e funzionano i personaggi; funziona quello che, alla fine, viene raccontato - hacker che combattono il sistema e il capitalismo, una vita non-vita nascosta dalla schizofrenia, amore, passione e ossessione - e funziona una narrazione che a tratti vacilla e a tratti fila diritto. L'attenzione dello spettatore viene continuamente sollecitata, pizzicata e ribaltata: quello che credi sia vero non sta succedendo e quello che invece sta succedendo non ha alcuna importanza. Mr.Robot è una via di mezzo tra Fight Club e un hacker-movie: dieci episodi che si incasellano perfettamente, uno dietro l'altro, come i tasselli di un mosaico. E Mr.Robot che diventa un simbolo, un volto: una maschera. Come quella di V per Vendetta...". (Gianmaria Tammaro, "La Stampa")

"Sebbene Elliot confessi candidamente «Non so come parlare alle persone», Mr.Robot si fa capire benissimo: technofobia e anarchia, Occupy e Anonymous, Edward Snowden e Julian Assange, tendenze e suggestioni confluiscono in un sottogenere di alterne fortune, il thriller sulle cospirazioni digitali. [...] Il merito principale è di Elliot, interpretato con fissità facciale e stupefacente resa da Rami Malek, americano di origini egiziane e qualche somiglianza con Fedez. Non ha l'onore del titolo, che non si riferisce a un fantomatico androide bensì al suo «fratello hacker maggiore» Christian Slater, eppure la felpa con cappuccio nera, gli occhioni spalancati sulle ingiustizie in codice binario e l'eterodossia comportamentale ne fanno un eroe come non vedevamo da tempo sugli schermi seriali: qualcuno ha tirato in ballo il Travis Bickle (Robert De Niro) di Taxi Driver, il capolavoro scorsesiano di 40 anni fa, e l'analogia non è solo ambientale, ovvero newyorchese. Elliot è un altro che si chiede allo specchio «You talkin' to me?», che si spara monologhi di paranoia dura e sfiducia cosmica, che non salva nessuno, tantomeno se stesso: sociopatico e morfinomane, lavora da esperto di sicurezza informatica, ma la seconda vita è da hacker giustiziere...". (Federico Pontiggia, "Il Fatto Quotidiano")

"Mr.Robot si inserisce nella tendenza in forte ripresa nella serialità e nella società americana che ruota intorno alla teoria del complotto. Descrive in termini abbastanza paranoici, ma televisivamente accattivanti, l'intrusione nel nostro privato di social media, internet, telecamere di sorveglianza, cellulari e computer, tutti «infiltrati» da un qualche Grande fratello. [...] Mr.Robot è uno sguardo nel cuore nero del mondo interconnesso e di chi vi naviga: da una parte gli hacker alla Anonymous/Snowden, che il sistema vorrebbero smantellare (ed è l'organizzazione terroristica di sfigati guidata dal carismatico Mr.Robot/Christian Slater), dall'altra chi invece lo puntella, sia in modo ufficiale proteggendone la sicurezza sia clandestinamente con "attività" molto sporche. Al centro di questa rete di intrighi informatici Elliot/Rami Malek, ingegnere esperto di sicurezza elettronica sociopatico, autistico, tossico ma hacker imbattibile...". (Adriana Marmiroli, "Film Tv")

"Quanto siamo liberi? Quanto le nostre scelte sono condizionate da poteri che nemmeno percepiamo? E, soprattutto, possiamo davvero ribellarci? Sono queste le domande archetipe che, riducendo la trama all'essenziale, formano l'ossatura quasi shakespeariana della serie Mr.Robot che da domani andrà in onda in prima serata su Mediaset Premium Stories (tutti i giovedì). Il protagonista Elliot Alderson (interpretato da Rami Malek) è in fondo un Amleto post moderno , è un principe degli hacker, la sua spada affilatissima è un computer portatile. Il suo regno, marcio sino al midollo, è la tecnologia di Internet che avrebbe dovuto portare ad una grande rivoluzione libertaria e non l'ha fatto. I suoi dubbi esistenziali sono, in forma più moderna (ce li racconta sulla poltrona della sua analista), gli stessi che travagliavano l'antico principe: «Tediosi, vieti, insipidi e non profittevoli sembrano a me tutti gli usi di questo mondo! Come l'ho a schifo! O schifo! è un giardino non sarchiato che va in seme; piantacce andate in rigoglio e grossolane lo posseggono tutto»". (Matteo Sacchi, "Il Giornale")

"Confesso: da tempo non mi capitava di vedere una serie così coinvolgente e trascinante. Per giunta, una di quelle storie che vanno dritte al cuore dei media, là dove si addensa tutto il peggio e tutto il meglio della nostra «società trasparente», là dove ogni aspetto della vita del singolo sembra felicemente e incoscientemente prigioniero di una tela di ragno, tessuta da qualche entità tecnologica. Parlo di «Mr. Robot» (Mediaset Premium Stories, giovedì, 2L10). Scritta da Sam Esmail e interpretata da Rami Malek (entrambi sono di origine egiziana), la serie, come ha scritto il New York Times, è un cyberthriller «intriso di nichilismo pessimista on line sul capitalismo e la diseguaglianza. È la prima serie che elegge un hacker a protagonista, solitamente relegato sullo sfondo, facendolo diventare una versione 2.0 del Travis Bickle di Taxi Driver». Elliot Alderson è un esperto di sicurezza informatica e lavora per una ditta di cyber-security. Viene descritto come un sociopatico, paranoico e dedito alla morfina, convinto che i social media siano un «surrogato dell'intimità». Si vive come una specie di giustiziere della notte (uno dei tanti), pronto a smascherare trafficanti di pedopornografia così come ipocriti fidanzati di amiche e colleghe. L'unico modo che Elliot ha di interagire con gli altri è l' hackeraggio, entrare nei loro computer per cavarne le vite segrete. Un giorno Elliot viene avvicinato dal misterioso, enigmatico e anarchico Mr. Robot, che cerca di arruolarlo in attività clandestine contro il capitalismo... Al tema di grande interesse (ogni giorno la cronaca ci offre un dramma legato alla vorace attualità tecnologica) si accompagna una scrittura di rara efficacia. Rami Malek è bravissimo a interpretare un personaggio alla disperata ricerca di normalità la cui mente è popolata da fantasmi (da Steve Jobs a Lance Armstrong), da manie (il pesciolino rosso si chiama Qwerty), da riscatti sociali". (Aldo Grasso, "Corriere della Sera")

"Lui si, è perfetto. Ovvero il giovane Rami Malek, bulbi oculari inquietanti e fissità ricercata nel rendere l'hacker tossico e depresso, vendicatore di torti ma soprattutto giovane che vuole salvare il mondo come da proposta dell'impalpabile Mr. Robot, Christian Slater, adulto consapevole. E il sospirato arrivo anche in Italia di 'Mr. Robot', appunto, la serie del futuro annegato nel presente, stringhe di ricerca e numeri da impazzire sullo schermo ipnotico del computer: ma soprattutto, anche il vecchio plot di formazione adattato alla gioia dei nerd. Tutti hanno vite vissute pericolosamente, il capitalismo cyber-qualcosa impazza spietato. Meglio il lato umano e le debolezze ostentate. Viene il dubbio che la valanga di premi e il consenso nascano ( anche) dal timore di apparire fuori tempo mentre in silenzio ci si chiede "Esattamente cos'è questa cosa?. Ma è sicuramente un'ipotesi fuori luogo. Su Premium Stories il giovedì sera". (Antonio Dipollina, "La Repubblica")

"Coperta di gloria e di premi, tra cui due Golden Globe, miglior serie drammatica e miglior attore non protagonista (Christian Slater), è arrivata su Premium Stories 'Mr Robot'. Gran bella serie davvero. Inquietante, avvincente, originale, finalmente non scontata con le consuete dinamiche poliziotto-medico-avvocato. Eppure Mediaset, avendo tra le mani uno dei migliori prodotti della stagione, ha scelto di non trasmetterlo su una rete generalista. Forse per non spaventare gli spettatori degli ansiogeni tg del gruppo, abituati però ad altri spaventi, delinquenti, migranti, alluvioni e siccità. Qui la paura è diversa, qui si usano tante parole tecniche, ma il senso eccome se si capisce: siamo nelle mani dell'un per cento dell'un per cento dei più ricchi del mondo che giocano a fare Dio. C'è una mano invisibile che ci controlla ogni giorno senza che ce ne rendiamo conto. C'è una cospirazione colossale. E c'è il progetto per una rivoluzione, «la più grande che il mondo abbia mai visto», per la redistribuzione della ricchezza. Temi importanti, che passano per la testa a tanti, ridicolizzati spesso dall'idea di una bondiana Spectre, invece presi molto sul serio da Mr. Robot. Il protagonista è Eliot, Rami Malek, attore bravissimo, occhi basedowiani e felpa nera, cappuccio sulla faccia, ingegnere di giorno, hacker di notte, una sorte di vendicatore in formatico, un tipo tormentato che si fa di morfina. È fiction, certo, ma una sua inquietudine la lascia". (Alessandra Comazzi, "La Stampa")
 
"Un giustiziere incappucciato, un moralizzatore sui generis, un Savonarola informatico. È un po' questa l'idea che Elliot Alderson trasmette comparendo all'inizio di 'Mr. Robot', la pluripremiata serie tv americana arrivata in Italia su Premium Stories, ogni giovedì in prima serata con due episodi. Ma prima ancora di apparire con l'immancabile felpa con cappuccio, Elliot si presenta con la voce fuori campo sui titoli di testa, facendo intuire il suo disturbo di personalità e annunciando che quello che sta per dirci è «top secret perché è in atto una cospirazione gigantesca: c'è un gruppo di persone potenti che governa il mondo, che gioca a fare Dio '. Ideata dall'egiziano Sam Esmail, la serie racconta appunto di un giovane sociopatico esperto di sicurezza informatica (interpretato da Rami Malek) che nasconde una doppia vita da solitario hacker, con l'ossecsione di conoscere i segreti delle persone, pronto a smascherare trafficanti di pedopomografia così come mariti infedeli. Depresso e affetto da dipendenza da morfina, Elliot non riesce a relazionarsi con la gente che lo circonda e spesso tenta di rifugiarsi in un mondo parallelo con il risultato di apparire paranoico. Un giorno, quando viene avvicinato da un misterioso anarchico insurrezionalista soprannominato "Mr. Robot" (Christian Slater), che intende introdurlo in un gruppo di cosiddetti hacktivisti, Elliot scopre che esiste chi come lui vuole liberare il mondo dai debiti con le banche o smascherare i corrotti delle grandi aziende. II principale obiettivo del gruppo sembra essere quello di demolire digitalmente e finanziariamente la più potente e famigerata multinazionale al mondo. La serie cavalca dunque l'attualità della tecnologia, dello spionaggio digitale, della giustizia al limite dell'anarchia e della cyber-security, ma anche il fenomeno dei social network con tutte le potenzialità e le contraddizioni del caso. Mr. Robot ha montaggio, inquadrature e ritmi giusti, suspense e persona azzeccati. Non importa se sfugge il linguaggio dell'informatica: la forza della storia va ben oltre il potere della tecnologia. C'è semmai una visione totalmente pessimista della realtà. Vorremmo sperare che sia sbagliata, ma non è detto. In America 'Mr. Robot' ha registrato un successo clamoroso. Qui da noi è tutto da verificare andando in onda sulla tv a pagamento di Mediaset". (Andrea Fagioli, "Avvenire")

"Come scriveva su queste pagine Giulia D'Agnolo Vallan a proposito di 'Mr.Robot' (Premium Stories): 'il protagonista Alderson è il Jack Bauer dell'era di Occupy Wall Street. Un paladino della lotta contro l'oligarchia finanziaria, la diseguaglianza economica, i tycoon del fast food che fanno soldi con la pornografia e detestabili yuppie che tradiscono la moglie e maltrattano cagnolini indifesi»". ("Il Manifesto")

"Rami Malek di 'Mr. Robot' (Premium Stories) ha gli occhi sbilenchi e lo sguardo pallato fisso nel vuoto. Si muove appena, guardando di sottecchi le telecamere. Ha un fare interrogativo, a tratti inquietante. Ogni fibra nel suo corpo minuto pare chiedersi perché diavolo sia finito in televisione. Avrebbe potuto fare altro, Rami Malek. Seguire le orme paterne e trascinarsi pigramente fino al Cairo, dove ad aspettarlo, all'ombra delle Piramidi, avrebbe potuto esserci la bandierina di tour operator. Avrebbe potuto fare altro Rami Malek, che alle Belle Arti studiate a scuola ha, invece, preferito la carriera d'attore. Protagonista sociopatico di quella «Mr. Robot» che gli è valsa un Critcs' Choice Award e, insieme, il plauso di un mondo che pareva deciso a ignorarlo. Rami Malek, rivelazione della passata stagione televisiva, è il ragazzo che Sam Esmail, sceneggiatore tra i più acclamati del momento, ha scelto come proprio pupillo. Leggenda vuole, però, che il merito non sia da attribuire alla buona lena dell'egiziano, ma all'Emmy Rossum di 'Shameless'. L'attrice, al tempo fidanzata di Esmail, avrebbe suggerito alla propria metà di dare una chance a quel ragazzo strano, il cui aspetto atipico gli avrebbe consentito di rendere Elliot Alderson il caso mediatico che poi si è rivelato essere. Il personaggio, protagonista della serie tv più applaudita dell'anno passato, è tanto credibile da avere parvenze di realtà". (Claudia Casiraghi, "Libero") 

"'Mr Robot' (Premium Stories) è una delle poche serie tv con 'quel qualcosa in più' degli ultimi anni". ("Telefilm Cult")

"Paranoico e spaventato alla sola idea di parlare con le persone (c'è il rischio che poi allunghino le mani per abbracciarti). Un bel pianto ogni paio di settimane, morfina in dosi da trenta milligrammi al giorno. Grande invidia per chi - quasi tutti attorno a lui, o almeno così sembra - vive dentro la bolla. Per capirci: sta nel paradiso degli ingenui, senza aver mai voglia di ingoiare la pillola rossa di Matrix per capire come veramente stanno le cose (ne esiste anche una versione settecentesca, dovuta alla penna di Jonathan Swift: 'La felice condizione di uno scemo in mezzo ai furfanti', dove 'felice' è la parola chiave). Non proprio l'amico con cui passare i pomeriggi. Ma un azzeccato personaggio per una serie televisiva che parla di crittografie, hackeraggio, debiti da cancellare e multinazionali da mettere in ginocchio, reti parallele che strutturano il mondo e mani invisibili che lo governano. In onda su Premium Stories dal 3 marzo, 'Mr.Robot' intreccia 'Brazil' e 'Taxi Driver', smanie di giustizia privata e totalitarismo informatico, voyeurismo e rivoluzione, traumi infantili e dissimulazioni adulte. A tenerli insieme, un giovanotto dagli enormi e un poco rassicuranti occhi scuri che si chiama Elliot (l'attore Rami Malek di origine egiziana, era finora relegato in ruoli etnici, come il Faraone in "Una notte al museo")...". (Mariarosa Mancuso, "Il Foglio")
 
 

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