CURIOSITA' DI PLANET EARTH II

L'intervista ai produttori


Quando Planet Earth è uscito una decina di anni fa, ha trasformato il modo in cui gli spettatori erano abituati a vedere le bellezze della natura in televisione. Fu il primo documenttario naturalistico ad essere girato in alta definizione, strabiliando l pubblico di tutto il mondo .

Oggi dieci anni dopo, viene rivisitato questo ricco soggetto sotto una nuova prospettiva, senza più limitarsia ad osservare ma intraprendendo una vera e propria immersione nei territori e gli abitat più incantevoli della terra, a facci a faccia con gli animali che li popolano.


BREVE INTERVISTA AI PRODUTTORI MIKE GUNTON E TOM -HUGH JONES

Perchè avete deciso di girare un remake di Planet Earth?

''Poichè In questi dieci anni è cambiato radicalmente il modo in cui noi guardiamo al mondo e come possiamo catturare le manifestazioni più vere di madre natura. Abbiamo mezzi e tecnologie con i quali è possibile andare ancora più a fondo nell'investigazione documentaristica degli animali e degli ambienti che li circondano.''

 Nello specifico, in quale maniera si differenzia questa seconda edizione di Planet Earth dall'originale?
''Se nel primo documentario il punto di vista dominante era quello del semplice spettatore esterno, oggi ci è possibile assistere alla quotidianità, agli istinti degli animali direttamente dalla loro visuale, come se la videocamera fosse posta direttamente sopra di essi.
E' molto più fluido, in movimento. Ad esempio quando normalmente filmiamo le scimmie saltatrici attraverso la giungla, invece che limitarci ad osservarle da lontano, oggi riusciamo a cogliere in alta definizione ogni singolo movimento, ogni balzo da un ramo all'altro come se ci stessimo muovendo insieme a loro.''

Quali sono state le nuove tecnologie che avete adoperato per le riprese?
Abbiamo fatto molto ricorso alle videocamere da remoto, ovvero quelle comandabili a distanza, che hanno anche la possibilità di attivarsi, e quindi registrare gli animali nel momento in cui entrano nel campo visivo.

Cosa vi ha portato alla decisione di includere un episodio sulle città?
Volevamo mostrare come il mondo non fosse più solamente foreste, deserti e montagne, ma in larga parte modellato dalla mano dell'uomo. E allo stesso tempo indagare il rapporto costantemente dinamico tra, appunto, le creazioni dell'uomo e la natura.

Qual'è stato l'elemento più difficile nella produzione di Planet Earth?
Sicuramente la ricerca dell'originalità. Ogni volta che ci imbattiamo in uno di questi grandi documentari vogliamo vedere qualcosa di assolutamente diverso e più fresco rispetto alla volta precedente, o per lo meno situazioni già familiari ma in una nuova veste. La nostra missione è stupire la gente mostrando loro ciò che non conoscono del mondo della natura.

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